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Casi risolti

Investito in retromarcia: da 7 giorni di prognosi al 18% di invalidità

Il pronto soccorso aveva scritto «contusione, 7 giorni». La risonanza raccontava un'altra storia — e il Tribunale l'ha riconosciuta.

Pedone investito in un parcheggio — caso risolto NAIADE

Un uomo di 62 anni attraversa a piedi l'area di parcheggio di un centro commerciale. Un'auto esce dallo stallo in retromarcia e lo investe. Al pronto soccorso la diagnosi sembra rassicurante: contusione al braccio destro, sette giorni di prognosi.

Se la storia fosse finita lì, sarebbe stata liquidata come un piccolo incidente. Ma il dolore alla spalla non passava. Gli accertamenti strumentali eseguiti nelle settimane successive — in particolare la risonanza magnetica — hanno rivelato il quadro vero: rottura della cuffia dei rotatori con retrazione dei tendini, versamento articolare e sofferenza dell'articolazione.

Il punto tecnico: la prima diagnosi non è l'ultima parola

Il danno alla persona non si valuta sul referto del pronto soccorso, ma alla stabilizzazione dei postumi, dopo che le cure e gli accertamenti hanno detto tutto quello che avevano da dire. È la ragione per cui non si firma mai una quietanza nei primi giorni: in quel momento nessuno sa ancora quanto vale davvero la lesione.

In questo caso il percorso completo — documentazione medica continua, valutazione medico-legale di parte, consulenza tecnica d'ufficio in giudizio — ha portato il danno dai 7 giorni iniziali a una invalidità permanente riconosciuta del 18%, oltre ai periodi di inabilità temporanea.

Il dettaglio che dice tutto

C'è un particolare documentato che rende questo caso istruttivo: anche il medico fiduciario della compagnia, nella propria relazione, aveva indicato un danno biologico del 18%. Eppure in giudizio la compagnia ha chiesto il rigetto della domanda. È la dimostrazione concreta che la trattativa non si vince con le opinioni, ma con le prove tecniche: chi è assistito da una parte competente può far pesare anche i documenti dell'avversario.

L'esito

Il Tribunale di Napoli Nord, con sentenza del 2018, ha accolto la domanda: invalidità permanente del 18% riconosciuta, danno alla persona liquidato integralmente secondo le Tabelle di Milano con personalizzazione, condanna in solido del conducente e della compagnia, oltre interessi e spese. Il principio applicato è quello consolidato del danno non patrimoniale come categoria unitaria (Cass. Sez. Unite n. 26972/2008), da liquidare sulla base dell'accertamento medico-legale.

La lezione di questo caso: mai chiudere un sinistro sulla prima diagnosi. Il danno vero emerge con gli accertamenti e con il tempo — e si difende con la tecnica, non con le parole.

Caso reale trattato dallo Studio, raccontato in forma anonima. Le informazioni hanno carattere divulgativo e non costituiscono parere legale né garanzia di esito: ogni caso è diverso e il risultato dipende dai fatti e dalle prove.

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